Di come le cover non sono karaoke.

Top Ten del secondo me.

Fare una cover non è karaoke.

È tra le cose più difficili che un bravo musicista possa decidere di fare quando ha un faro puntato in faccia e millemila o anche solo cinque persone davanti.

Perché fare la cover di un pezzo di successo può far scattare il confronto, e nessuno vuol far pensare al proprio pubblico di aver buttato i suoi soldi per andare a sentire uno che cavolo, bravino, ma vuoi mettere la-band-originale.

Ci sono state decadi musicali in cui le cover erano socialmente accettate, e anzi spesso la cover di un pezzo altrui poteva legittimamente portarti sulle vette delle classifiche mondiali, facendo dimenticare l’originale senza che qualcuno se la prendesse.

Sarebbe troppo facile fare l’esempio di “The man who sold the world” dei Nirvana, tecnicamente *di* David Bowie, anche perché non è stata davvero una hit.

Probabilmente il successo più successo che sia mai stato scippato ad un’altra cantante è l’indimenticato “I will allways love you”, che ha sciolto i cuori delle ragazzine degli anni Ottanta con la voce di Whitney Houston. In realtà ogni singolo acuto era di Miss Dolly Parton, con sbuffare di vestitini rosa ed esse arrotolata da cantante country.

Poi è arrivato X Factor e le cover sono diventate pezzi famosi cantati da sconosciuti con la base registrata, e un numerino sotto per televotare. E allora oggi se dici “cover” l’immaginario comune pensa a cose tipo Giusi Ferreri che canta Tenco, e per questo Simona Ventura brucerà all’inferno.

Epperò io le cover, quelle fatte da gente che sa cosa sta facendo, le adoro. Perché suonando quelle è come se il tuo cantante preferito ti aprisse la porta della sua stanza di adolescente, dove accennava i primi accordi di chitarra cantando le canzoni dei suoi miti.

Come se scendesse dal palco e si mettesse anche lui vicino a te, ad ascoltare il dio della serata con il microfono in mano, proprio come stai facendo tu con lui in quel momento.

Fare una cover è come dire ‘avrei voluto scriverla io’.

Ecco la top ten delle cover più riuscite di sempre, quelle che le ascolti e c’è un mondo di ragioni dietro, per cui quel pezzo suona benissimo anche con una voce diversa dall’originale.

Blondie in ‘Pet Sematary’ dei Ramones

Debbie Harry canta come una sopravvissuta che racconta chi non c’è più. Con i suoi chili di anni sui fianchi ma lo stesso sorriso con cui illuminava il palco del CBGB’s negli nel 1975, canta per salutare il locale del punk newyorkese che non ce la fa più a combattere contro la globalizzazione e per ricordare chi di quegli anni ha fatto la storia.

The Kills in ‘Pale blue eyes’ dei Velvet Underground

Mossa abbastanza rischiosa: prendi la canzone più struggente di Lou Reed, falla cantare a una donna e aggiungici un po’ di blues. Però funziona, eccome.

White Stripes in ‘Look me over Closely’ di Marlene Dietrich

In assoluto la mia cover preferita di sempre. Se sei Jack Stripes e stai suonando a Berlino, tirare fuori dal cilindro un brano inciso da Marlene nel 1959 è geniale. Conoscere quella canzone e addirittura inciderla come b-side del primo singolo degli White Stripes merita un posto nel mio Olimpo personale.

Franz Ferdinand in ‘Call me’ dei Blondie

Perché Debbie Harry era sul muro di qualsiasi ragazzino degli anni Ottanta e quindi anche di Alex Kapranos. Call Me, nel 1980, raggiunse la vetta delle classifiche inglese e statunitense: il singolo di maggior successo dei Blondie.

Miley Cyrus in ‘Jolene’ di Dolly Parton

Amo sconfinatamente il country. Parecchio meno Miley Cyrus, che però – prima di bersi completamente il cervello come ci raccontano le cronache degli ultimi tempi – un suo perché musicale lo ha avuto, se messa in condizioni di esprimerlo. Nella fattispecie, con canzoni decenti. Jolene è un classico, Dolly Parton l’intramontato idolo degli Stati Uniti del sud. E se proprio Miss Parton chiama sul palco Miley, chi siamo noi per negarle un posto in classifica.

Verdena in “His latest flame” di Elvis Presley

Gli italiani e le cover non vanno d’accordissimo, questa però merita una menzione. Perchè quando l’ho sentita mi ha colpito tanto da non credere che erano i Verdena, perché non è da tutti fare cover di Elvis senza muovere il bacino e perchè si vede che Alberto Ferrari dentro di sè è rimasto un piccolo fan che si odia per essere nato nella decade sbagliata.

kd lang in “Hallelujah” di Leonard Cohen

Niente, solo la miglior versione di questa canzone in assoluto, anche meglio dell’originale. Brano drammaticamente bersagliato da rivisitazioni da talent, con questa cover ci si dimentica di averlo sentito un milione di volte prima. Ecco cos’è l’interpretazione.

Coldplay in “Ring of Fire” di Johnny Cash

Ho già detto che amo il country? Chris Martin dimostra come non serva fare musica di un genere per apprezzarlo.

Nelly Furtado in “Like a prayer” di Madonna

Esatto esempio di quello che scrivevo sopra. Cover di mediocre livello, ma Nelly Furtado ritorna quattordicenne con spazzola davanti alla bocca che canta allo specchio Madonna. Manca il genio di una che trasforma una canzonetta orecchiabile in un manifesto di blasfemia commerciale da scomodare il Vaticano, ma poche hanno l’ardire di fare cover della regina del pop.

Courtney Love in “Bad Romance” di Lady Gaga

Niente, non sono riuscita a non metterla nella mia personale top ten. Ho un debole per la sguaiataggine di Courtney Love e vorrei solo averla ad ogni festa: canta ubriaca a un party parigino esclusivo una canzonaccia pop, non sbaglia nemmeno una parola del testo e fa cantare gli ospiti rivestiti superlusso come se fossero ad un concerto in una cantina. Ma la cosa migliore è che lo fa con la scioltezza di chi sa che il senso del ridicolo è qualcosa di sopravvalutato e anzi, si diverte a prendere in giro la canzone, quelli davanti che cantano e che ancora le danno retta. Ma si sa, come provoca lei, nessuna. E chissà se Givenchy l’ha invitata anche l’anno dopo.

I’d like to say thank you on behalf of myself, and I hope I passed the audition.

  1. wwayne

    Complimenti per i tuoi gusti musicali. I miei invece sono più orientati verso il soul degli anni ’70 e ’80. Di quel filone d’ oro ricordo con piacere:

    Average White Band – Let’s go round again
    The Brothers Johnson – Stomp!
    The Commodores – Lady (you bring me up)
    Dan Hartman – Relight my fire
    Delegation – You and I
    Dynasty – Here I am
    George Duke – Shine on
    Odyssey – Going back to my roots
    Sharon Redd – Can you handle it?
    Skyy – Here’s to you
    Tavares – Heaven must be missing an angel
    Teena Marie – I need your lovin’

    Ascoltale: mi ringrazierai. : )
    Per quanto riguarda Miley Cyrus, la sua esibizione agli MTV Video Music Awards, piena di volgarità gratuita, l’ ho interpretata come l’ ennesimo segnale di un evidente processo di autodistruzione, iniziato con la deturpazione della propria bellezza fisica e proseguito con quel live futilmente provocatorio, dove la cantante ha offeso se stessa, prima ancora degli altri.
    Siamo di fronte ad una persona che ha bisogno di essere aiutata. Il suo caso me ne ricorda altri, dalle sue conterranee Britney Spears e Lindsay Lohan alla nostrana Sara Tommasi.
    Per quanto riguarda la sovrapposizione tra attore e personaggio interpretato, cui molti bloggers hanno fatto riferimento ricordando i suoi trascorsi alla Disney, scrissi un articolo sull’ argomento (http://wwayne.wordpress.com/2008/10/24/shock/) proprio all’ inizio della mia “carriera” di blogger: rileggendolo, direi che si applica perfettamente al caso in questione.
    Liam Hemsworth ha fatto benissimo ad annullare il matrimonio con Miley Cyrus. Vedere una donna simile in abito da sposa sarebbe stata una scena squallida, un grottesco paradosso.
    Inoltre, anche se non considerassimo la sua totale inadeguatezza al ruolo di moglie, resta il fatto che il matrimonio é una cosa seria, e in questo momento Miley Cyrus non é in grado di prendere delle decisioni di questa importanza.
    P.S.: Preciso che la volgarità e la provocazione mi danno fastidio soltanto quando sono gratuite. Ad esempio, nei romanzi di Bret Easton Ellis sono funzionali alla storia, e quindi mi scivolano addosso senza suscitarmi la minima repulsione.

      • wwayne

        Mi fa molto piacere che tu abbia dato fiducia ai miei consigli musicali e soprattutto che le canzoni ti siano piaciute.
        Sono d’ accordo, Shine On é una canzone straordinaria. E’ una delle mie preferite, insieme alle prime 2 e all’ ultima dell’ elenco.
        Grazie a te per la risposta e per il follow (ricambiato), e buon anno! : )

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