Di come io faccio lo strudel

Strudel, in 10 mosse

Premessa per dovere di onestà: la stanza di casa che frequento meno è la cucina, quando vado al supermercato dopo dieci minuti mi vengono gli occhi rossi e voglio solo pagare e uscire e la mia dieta è molto ricca di sughi pronti, offerti pietosamente da mia nonna.

Però, però: sono ghiotta di dolci e da quando sto a Roma mi sono scoperta anche piuttosto campanilista, quindi inverno per me significa STRUDEL.

Lo strudel è un dolce tipico trentino a base – ohibò – di mele (Melinda), con cannella e uvetta, e coperto da un soave strato di zucchero a velo.

Chiunque legga e non lo abbia mai mangiato sicuramente non è tra i miei amici e stretti conoscenti, visto che portare strudel alle cene è uno dei miei sport preferiti, da quando ho affinato la nobile arte di prepararlo.

E qui torna utile la premessa iniziale: anche io – che ho doti più spiccate rispetto a quella culinaria – sono in grado di farlo e, siccome ho scoperto che molti credono sia di difficile preparazione, ho deciso di mettere a disposizione i miei segreti di cucina casalinga.

Prefazione: lo strudel è un dolce povero della cucina contadina, in ogni angolo del Trentino lo si fa in modo leggermente diverso. Questa è la preparazione che mi ha insegnato mia mamma, più qualche aggiunta mia per renderla più rapida. Ma vi assicuro che viene buono comunque, in meno di 15 minuti di preparazione per 25 di cottura.

Ingredienti richiesti: pasta sfoglia (sì, lo so, alcuni diranno eresia, serve la pasta fatta in casa. Io rispondo vabbè, fatela voi in casa se vi va, ma comunque viene buono uguale); due mele; cannella in polvere; uva passa; biscotti (qualsiasi biscotto, basta che lo possiate sbriciolare velocemente, sennò non rimanete nei 15 minuti); zucchero a velo.

Preparazione:

1. Accendete il forno a una temperatura di 180, 200 gradi. Se lo fate prima di iniziare il forno sarà caldo quando avrete finito di preparare lo strudel, il che va bene per ottimizzare i tempi.

pasta sfoglia

pasta sfoglia

2. Stendete la pasta su un foglio di carta da forno, se la fate a mano. Altrimenti srotolate la pasta comprata, e in questo caso la carta da forno è compresa.

3. Sbucciare due mele. Io lo faccio con il pelapatate (sono una creativa), così la mela rimane tonda e poi è più facile tagliuzzarla sopra la pasta. In pratica basta tenere la mela in una mano e poi inciderla con il coltello come se steste intagliando il legno. Non mi viene in mente un modo più chiaro di spiegarlo, ma l’importante è il risultato: tagliare la mela in dadini (o altre forme) di circa 2cmx1cm.

La quantità: variabile, andate a occhio. Io adotto un criterio spaziale: quando ho coperto circa un terzo di pasta mi fermo, il che di solito equivale a circa una mela emmezzo.

mele e biscotti

mele e biscotti

4. Qui entrano in gioco i biscotti. Antefatto: la mela, soprattutto quella di qualità molto succosa (verde e gialla), bagna la pasta, che poi fa fatica a cuocere e lo strudel viene cattivo. Per evitarlo, basta un semplice trucco: sbriciolare tre o quattro biscotti con le mele, così assorbono il succo. Sbriciolarli significa proprio sbriciolarli con le mani, come fanno i bimbi. Dopo averli sbriciolati mischiateli bene con i pezzetti di mela, sennò non servono a niente. Questo è il passaggio che mi da più soddisfazione in assoluto.

5. A questo punto uvetta a pioggia. Quanta ne volete, quanta vi piace. Occhio a non esagerare, altrimenti lo strudel non si chiude.

6. Cannella, sempre a pioggia. Io con gran poca grazia capovolgo il barattolino e batto sul fondo due o tre volte, fino a che l’impasto non è coperto da uno strato superiore di cannella.

Ripieno

Ripieno

7. A questo punto serve abilità, perchè bisogna chiudere lo strudel. Qui scoprirete anche se il ripieno è troppo, e in questo caso armatevi di cucchiaio per rimuovere un po’ di mela e uvetta.

Il ripieno va al centro della pasta sfoglia, distribuito in modo uniforme, non montagnola al centro ed estremità povere. Prendete da entrambi i lati il foglio di carta da forno e congiungeteli, come per fare un pacchetto. Un lembo di pasta va sotto, l’altro sopra. E’ un po’ complesso da spiegare, ma il movimento è lo stesso della marmotta Milka che confeziona la cioccolata.

Inutile dire che, se il ripieno è troppo, i due lembi non si sovrappongono

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Estremità strudel

8. A questo punto il tocco finale: le due estremità vanno chiuse, anche qui con la tecnica del pacchetto. Se vi avanza ripieno, infilatene un po’ sotto i lembi alle due estremità prima di chiudere perché, altrimenti, chi si becca la prima e l’ultima fetta del vostro strudel mangia solo pasta.

9. Se avete fatto tutto giusto sarete gratificati dal forno ormai caldo al punto giusto, in cui infornare lo strudel. Per la cottura si va a occhio, di solito bastano 25 minuti ma dipende dal forno. In generale date un’occhiatina di tanto in tanto, se diventa pericolosamente marrone spegnete tutto e tiratelo fuori.

10. A questo punto, via di zucchero a velo. In questo caso, a volontà.

Questo è lo strudel fatto da me. Mia mamma lo fa con qualche trucco in più e anche con maggiore pazienza, ma posso dire con orgoglio di aver fatto sempre bella figura anche con questa ricetta riarrangiata.

Nel caso in cui si aprisse un dibattito tra trentini sulla ricetta, voglio dire subito che lo strudel è una filosofia: ogn’uno ha la propria, e sento che questa mi rappresenta molto. E poi lo faccio con tanto cuore (rivedere le premesse iniziali). Si accettano però commenti con eventuali variazioni sul tema.

D’altro canto, mi rendo conto rileggendo che alcuni passaggi di quanto descritto possono risultare parecchio oscuri. Nessuno si allarmi, è stato un tentativo: questa è la prima e anche ultima ricetta che condividerò. Non per poco affetto, ma perchè non vorrei avvelenare nessuno.

In compenso, lo strudel rimarrà sempre il mio cavallo di battaglia culinario.

Un Commento

  1. Pingback: Della lagna da emigrazione | We didn't need dialogue

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