Della lagna da emigrazione

I drammi post-vacanzieri degli esuli su Facebook

Sono quasi finite le vacanze, e il web pullula di articoli sulle 10 mosse per evitare lo stress da rientro e le 8 mete da week-end in bassa stagione. I miei preferiti sono, però, i messaggi di disperazione dei miei amici del sud Italia, conditi da foto di tramonti e mari instagrammati, terrorizzati all’idea ritorno nel grigiume milanese o in qualche inospitale località del nord, in cui saranno costretti a passare i prossimi mesi.

Da campanilista quale sono – nordica del lato montano senza la nebbia padana – ma soprattutto ormai cittadina acquisita dell’Urbe, vorrei dare anche io il mio contributo alla lagna pre-rientro. Perché migrare è brutto, sia che la penisola la si debba risalire, sia che la si debba discendere.

Io che la discendo e che adoro le classifiche, vorrei stilare un elenco delle 5 piccole cose di cui ogni nordico ha nostalgia quando sta al sud, Roma nel mio caso. (Lo so, qualcuno mi ricorderà che Roma, tecnicamente, sarebbe centro. A mia difesa, sostengo che come per i romani il nord è un unico blocco da est a ovest e tutti parlano come Massimo Boldi, per i nordici il sud comincia poco sotto Firenze).

  1. LA PUNTUALITA’

Vivo a Roma da sette anni e conosco bene la teoria: che alla fine lo sai che se uno dice le 22 poi sono sempre le 22.30, che è il bello di non sentirsi oppressi dall’aggeggio che porti al polso, che il traffico, i mezzi che non passano, le cavallette. Purtroppo, la mia risposta continua ad essere la stessa: perché, se tutti sappiamo che vogliamo vederci alle 22.30, non diciamo quell’ora invece di fare le finte e dire le 22? Ho provato a impormi in questo senso, con il solo risultato che sono arrivati tutti alle 23. Ho tentato di arrivare in ritardo anche io, me lo sono proprio imposto, ma – comunque – sono arrivata per prima. Ora quando esco mi porto un libro e cerco di non pensarci, sperando di riuscire a mordermi la lingua quando il primo arrivato, dopo mezz’ora di attesa, mi chiede “Già qui?”.

Io capisco che possa essere bello dire di non sentirsi limiti perché non si guarda l’orologio, che la cosa fa sentire molto hippie e tutto il resto, ma lo trovo comunque urtante.

  1. IL FUSO ORARIO

Il problema del fuso orario nord-sud è un po’ trito, ma non posso farci nulla se, per la prima settimana a Roma, ho i crampi dalla fame alle 12.30 e la pausa pranzo non arriva prima di un’ora. Dove ho lavorato quest’estate il pranzo era addirittura intorno alle 14.30 e la cena non prima delle 23: il mio metabolismo è diventato quello di una perfetta donna del sud e quando sono tornata a casa per le vacanze avevo il jet leg.

  1. L’APERITIVO

L’Istituzione nordica per antonomasia, associata ad un altro magico concetto al sud quasi sconosciuto: l’happy hour. L’aperitivo non è la cena, quindi: non ha senso farlo a ora di cena, non serve a scofanarsi cibo di dubbia qualità in maxi buffet, non è fatto per bere superalcolici e cocktail.

L’aperitivo inizia alle 18.30 e dura fino alle 20 massimo, quando è buio non è più aperitivo per intenderci. E, soprattutto, in alcuni giorni della settimana c’è l’happy hour. Un’ora in cui birra e spritz costano meno. Nel mio posto preferito, 2 euro.

È questo il bello dell’aperitivo: hai appena finito di lavorare (se sei fortunata), e vai a bere qualcosa con gli amici per un’oretta nelle ore belle delle sere d’estate, quando il sole non è ancora tramontato dietro le montagne e inizia a rinfrescare. Poi te ne torni a casa ancora affamata, pronta per una vera cena. Una vera cena che, per inciso, può essere impegnativa quanto quelle del sud: anche le mamme del nord sono preoccupate che non si mangi mai abbastanza e rimpinzano i loro figlioli, solo che lo fanno con cervo e torta di patate. Io personalmente a Roma ho i canederli di mia nonna in congelatore e nella dispensa la salsa di pomodoro fatta in casa.

  1. LA DIFFERENZIATA

Mi risparmio la sparata ecologista, ma non posso farci nulla se mi sento male a buttare carta, plastica e organico nello stesso sacchetto. O meglio, io a casa la raccolta la faccio, ma la risposta standard del saggio romano è che tanto i camion raccolgono tutto insieme comunque. Non scorderò mai lo sguardo di gioia dell’anziana operatrice Ama, quando sono andata al punto di raccolta del mio quartiere a prendere il mio bidoncino dell’organico, come indicato dall’avviso che mi avevano mandato per posta, assieme al tagliando per ritirarlo. Mi ha anche regalato dei sacchettini biodegradabili extra, assieme alla brochure che spiega come è organizzata la raccolta. Io comunque non dispero, già mi sembra di vedere sempre meno buste di plastica piene di giornali nelle campane per la carta.

5. LA MONTAGNA

Tra mare e montagna io sono tra quelle che rispondono montagna. D’inverno significa sci, snowboard, nevicate e cieli azzurrissimi. Una giornata sulle piste, poi sosta al rifugio in alta quota a mangiare panini con la lucanica, e di nuovo avanti fino alla chiusura degli impianti. Il freddo freddo fuori e il caldo della stufa o del fuoco dentro, nel profumo avvolgente del legno. D’estate significa camminate nel verde e tra laghetti e torrenti, a raggiungere la cima e poi discendere prima che faccia buio. Il panorama intorno che sembra di volare, con l’aria leggera e vette intorno ovunque si guarda, nel silenzio.

La licenza lirica per dire che in pianura mi sento sempre un poco persa e disorientata, ancora oggi che in montagna vado solo quando posso e che vivo lì solo qualche mese estivo. Capisco il mare azzurro, ma fidatevi: le montagne mancano anche di più, perché le vedi ovunque intorno a te e poi puff, d’improvviso spariscono prima di arrivare a Verona e ti ritrovi solo un’immensa pianura in cui non sai dove sorge e tramonta il sole.

 

Poche cose, le prime che mi sono venute in mente. Ma sono ancora in Trentino, appena lascerò il villaggio degli gnomi del Loacker e i prati della marmotta Milka per tornare nella metropoli sono sicura che avrò altri spunti.

Sono onesta però, adoro tantissime piccole usanze del “mio” sud. Al netto delle lagne polentoni-terroni di ogni fine agosto, tutti stiamo bene dove stiamo ma manche dove andiamo. I piagnistei ci aiutano a ricordare come eravamo, quando da casa nostra non ce ne eravamo ancora andati e non vedevamo l’ora di prendere il treno verso posti lontani.

In ossequio a questo e dopo il successo della ricetta dello strudel, vorrei elargire altra saggezza del nord, sperando che la legga anche qualche barista di Roma, che si ostina a scrivere “spritz” sul menù, senza sapere di cosa parla.

 

LO SPRITZ

Tanto per cominciare, gli ingredienti sono tre. Prosecco (non vino bianco random, ma se proprio non c’è altro in casa evitate quelli dolci), Aperol o Campari (più dolce il primo, più amaro il secondo), soda. Se proprio si vuole fare i sofisticati, una fetta d’arancia sta sempre bene. Il ghiaccio non lo metto tra gli ingredienti ma serve anche quello.

Per farlo buono, il quarto ingrediente fondamentale sono le dosi: 3 parti di prosecco, 2 di Aperol o Campari, una spruzzata di soda. A occhio mio, il prosecco deve essere un po’ meno del doppio dell’Aperol.

il BrioschiSe a casa non avete la soda (cosa molto probabile, se non siete baristi), non azzardatevi a usare acqua minerale, che poi col ghiaccio sciolto viene una brodaglia di vino annacquato rossiccio. Ecco un segreto da vecchia volpe del nord: il Brioschi. Non ho idea di come si chiami il prodotto in sé, io l’ho sempre chiamato Brioschi. Serve per digerire, se ne mettono una manciata di truciolini nell’acqua per renderla frizzantina e con un gusto strano. È a base di seltz, e se ne mettete un paio nel vostro bicchiere di spritz ottenete lo stesso risultato che a usare la soda.

Poi ghiaccio, un un paio di cubetti a seconda del bicchiere, non come se si dovesse fare una caipirinha. Fettina d’arancia per guarnire il tutto.

  1. questagioia

    Mi sembra quasi di averla scritta io una cosa simile. Mamma mia, è impressionante quanto mi riconosca in questo post! Le tue parole e sopratutto la conclusione mi hanno davvero messo di buon umore in questi giorni imbevuti di nostalgia di casa. Un vero, gigantesco piacere leggerti!

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