Di X Factor e del fattore x nella disco music

La disco music viene dall’Alto Adige, più propriamente da Ortisei. Ortisei è un paesino della val Gardena in cui si parla ancora il ladino, ricorda abbastanza le pubblicità con gli omini della Loacker e d’inverno diventa uno di quei villaggetti da mettere nelle palle con la neve finta dentro.

Da qui – Alto Adige, non Trentino, ma il mio campanilismo in questi casi va poco per il sottile – viene il miglior produttore di musica degli anni Ottanta, e si chiama Giorgio Moroder. Per l’esattezza si chiama Hansjoerg Moroder, ma Giovanni Giorgio non era il massimo da scrivere su un disco.

moroder

Giorgio Moroder e il suo incarnare la disco music

Questa sera l’uomo dietro una serie interminabile di hit anni Ottanta sarà a X Factor e, quando l’ho letto su internet, mi è tornata in mente la playlist a lui dedicata che è rimasta per anni nel mio iPod. Poi mi è tornato in mente anche che ho un blog e che spesso lo intaso con le liste. E una top 5, con Giorgio Moroder, si scrive quasi da sola.

C’è una ragione per cui io adoro gli anni Ottanta, oltre che per il loro altissimo dosaggio di trash: la magia. I migliori film del decennio sono storie di formazione, di quelle che sai esattamente come vanno a finire ma non puoi non arrivare fino ai titoli di coda e sentirti un po’ anche tu figo come Maverik sul suo Tomcat o tonica come Alex, che sgambetta con i suoi pantacollant neri. Tutti riferimenti tutt’altro che casuali, e questo la dice lunga su chi sia stato il nostro Moroder.

Lui, un tizio nato nel 1940 in un posto dimenticato e dimenticabile da chiunque non scii, è diventato il re della disco music e ha sulla mensola di casa (prego che sia quella di Ortisei, ma non credo) tre Oscar. Sì, quelle statuette dorate che danno al Kodak Theatre e ti collocano nell’Olimpo del cinema, della musica e di tutto quello che conta nello spettacolo. Ecco, lui ne ha tre. Come Meryl Streep, per capirci.

Per farla breve, Moroder ha composto e remixato le migliori canzoni degli anni Settanta e Ottanta, ha lavorato più o meno con chiunque conti nel music business e con buona parte dei miei artisti preferiti, e stava registrando a Berlino con Donna Summer, mentre nello studio accanto David Bowie incideva “Heroes”. Poi lo chiamano fattore x.

Non solo, praticamente tutte le colonne sonore dei miei film di formazione sono sue. Se non bastano – e dovrebbero – Maverik e Alex la saldatrice, dico solo un’altra parola: Fortunadrago.

  1. Call Me – Blondie

Ovviamente al primo posto va la canzone che me lo ha fatto scoprire, quando ho letto il suo nome sul mio primo cd dei Blondie (lo so che mi devo vergognare, ma era il Greatest Hits). La canzone l’ha scritta Debbie Harry e Giorgio Moroder la ha arrangiata e prodotta. Oltre a essere uno di quei classici che non mancano mai in nessun karaoke, Call me è stata la colonna sonora di American Gigolò (quando Richard Gere non era ancora né un sex symbol né brizzolato) ed è una delle ragioni per cui i Blondie sono uno dei migliori gruppi della storia del pop.

  1. Take my breath away – Berlin

Uno di quei gruppi che ha fatto una canzone sola, che però è valsa una carriera. “Take my breath away” sta a Top Gun, come “My heart will go on” sta a Titanic. Tre note ed è tutto un Ray Ban a goccia, moto guidate senza casco e Tom Cruise che scende da un caccia bombardiere. La canzone è la ragione per cui un film come Top Gun è da considerarsi la parte migliore della produzione cinematografica degli anni Ottanta. Con questo pezzo Moroder ha anche vinto il suo terzo Oscar, nel 1987.

Per me, è stato la prima VHS originale, ricevuta per il mio compleanno non ricordo più quanti anni fa. La canzone, ovviamente, una delle immancabili da sempre nel mio iPod: una di quelle ballad con troppa base, troppi cori, troppo tutto, ma che funziona proprio per questo. E poi nel video c’è la cantante sull’ala del Tomcat, ed è subito cult.

  1. What a feeling – Irene Cara

Scrivi Irene Cara, leggi Flashdance. Giorgio Moroder ha stritto il brano e con questo ha vinto l’Oscar nel 1984. Più o meno tutto il film sta nei 3 minuti e 55 secondi di canzone e – diciamocelo – pure l’unica scena per cui valga la pena vederlo. Chi non ha voluto almeno una volta nella vita essere Jennifer Beals, mentre sgambetta davanti alla commissione di ballo, mente. Anche qui siamo nei più profondi anni Ottanta dei film buonisti di formazione, però l’idea che la protagonista facesse la saldatrice per mantenersi è quel tocco di trash che trasforma un film banale in una citazione tra le più citabili della storia del cinema.

  1. Neverending Story – Limahl

Nulla da dire, se non che per me “La storia infinita” è uno dei romanzi di formazione che più hanno lasciato il segno. Ho visto il primo film prima di leggere il libro e per me sono quasi un tutt’uno. Inutile girarci intorno: incarna il sogno di qualsiasi lettore di libri fantasy, diventare l’eroe della storia che si sta leggendo.

Poi, ovviamente, c’è il Fortunadrago. A metà tra un barboncino e un bassotto, solo che vola ed è lungo un paio di metri, è stato uno dei miei sogni più ricorrenti da piccola. Sarebbe da dedicare un post a parte all’immaginario de “La storia infinita”, per quel che riguarda Moroder ha fatto il solito mostruoso lavoro di sintesi di un universo in un suono. Non ho idea di che fine abbia fatto il fantomatico Limahl e la sua parrucca bionda, ma gli sono immensamente grata.

  1. To be number one, aka Notti magiche – Edoardo Bennato e Gianna Nannini

Ed ecco l’asso nella manica di questa Top 5, la canzone che meno ci si aspetterebbe di veder spuntare accanto a una qualsiasi delle tracce precedenti. Ebbene sì: Giorgio Moroder ha salutato la nuova decade – gli anni Novanta – componendo l’inno per i mondiali di calcio di Italia ’90. In realtà, ad ascoltarla bene, si sente esattamente come la cifra stilistica sia la stessa: epica, cori e sintetizzatori.

La canzone originale si intitolava “To be number one”, ma la versione italiana l’hanno cantata Edoardo Bennato e Gianna Nannini ed è tutt’ora una di quelle canzoni che passano in radio più spesso, durante i mondiali. Se Moroder in Italia lo conoscono in pochi per il dio della musica che è, con questa canzone si può dire che ogni italiano non lo sa, ma conosce a memoria almeno una sua canzone.

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