Del perchè Fantaghirò è uno dei pochi prodotti cult della nostra tv

Avrò avuto 7 anni ed ero seduta nella cucina di mia nonna, che mi aveva fatto una camomilla – forse nella speranza di farmi andare a letto presto. A mandare a monte i suoi piani, però, ci hanno pensato un paio di note flautate, un’oca e una voce fuori campo che diceva: “per la regia di Lamberto Bava”.

Io sono la generazione per cui Bava non era Mario, quel regista che ha inventato il giallo e il gotico italiano, che se fosse nato in Inghilterra sarebbe stato Hitchcock e da cui hanno preso ispirazione gente come Quentin Tarantino e John Landis. Per me e per tutti i nati negli anni Ottanta, di Bava ce n’era solo uno ed era Lamberto: autore dei cinque film per la TV di maggior successo in Europa. Una produzione che, se la si guarda oggi, ci si rende conto di che cosa era Mediaset vent’anni fa. Una produzione che ci si chiede come facciamo adesso a produrre solo roba di santi, papi e dame velate.

Fantaghirò – per i minorenni che non hanno capito di cosa sto parlando – è stata la serie di film per la TV per antonomasia degli anni Novanta, tradotta ed esportata in tedesco, inglese, francese e spagnolo. Una produzione anomala per dimensioni e per oggetto, girata tra i boschi della Repubblica Ceca, con un regista e uno sceneggiatore che prima facevano film horror e un manipolo di attori semisconosciuti. È una serie di cinque film, che contengono tutti gli archetipi di una serie fantasy di produzione odierna: un regno fantastico con castelli, cavalieri e streghe, una maledizione da rompere, un mostro da redimere.

L’elemento che ha trasformato una storia mediamente epica in un capolavoro cult, però, è uno solo: una principessa guerriera così buona da far venire il volta stomaco, così bella da fare invidia anche conciata come Fra’ Tuck, così culona da sposare il principe azzurro, ma solo dopo averlo sconfitto in battaglia davanti a tutto il suo esercito.
Una roba che, quando hai 7 anni e ancora non sai cosa sia l’emancipazione femminile, ti apre un mondo. Lo so, è di una banalità imbarazzante, ma la TV italiana non offriva modelli femminili alternativi, negli anni Novanta.

Prima di iniziare con la mia personale top ten delle ragioni per cui Fantaghirò va vista, questo Natale e ogni futuro Natale che verrà, devo aggiungere che, proprio grazie a Fantaghirò, ho capito che faccio il lavoro più bello del mondo.

Lo ho capito nel momento in cui, quest’anno, un signore sulla sessantina mi ha stretto la mano, davanti all’Ara Pacis, a Roma, e mi ha detto “piacere, Lamberto”. Ecco, in quel preciso istante io sono tornata la bambina di 7 anni, seduta a gambe incrociate nella cucina di mia nonna, con una camomilla davanti, e una voce fuori campo diceva: “per la regia di Lamberto Bava”.

Per un’ora, questo signore ha risposto alle mie domande di piccola fan con gli occhi sbarluccicanti. Quando gli ho chiesto che cosa gli fosse rimasto di Fantaghirò, mi ha risposto con un sorriso bonario: “Il primo film è andato in onda nel 1991, mio figlio andava all’asilo e io andavo sempre a prenderlo. Fantaghirò era appena andato in onda e una bambina mi si è avvicinata, mi ha guardato e mi ha detto: ‘signore, quando ce ne fa un altro?’. Lì ho capito che quei film, nati quasi per caso, sarebbero stati qualcosa di importante”.

(Per chi vuole vedere, prima della top ten, la chiacchierata con Lamberto Bava e Sergio Stivaletti. Eccola qui)

1. La pietra torna indietro. La ho avuta per le mani, in tutto il suo splendore di stoffa e carta pesta. Le ho anche fatto muovere la bocca, ed è stato uno di quei deja-vu che – sono sicura – avrebbe reso fiera di me la me stessa settenne. Non aveva alcun senso, ma era l’arma che tutti avremmo voluto.

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La vera pietra tornaindietro, fotografata nello studio di Sergio Stivaletti

2. L’oca-cavaliere bianco- strega bianca. Un trasformismo che nemmeno il miglior Totò. L’attrice era Angela Molina, una che nella vita aveva fatto film con Bunel, Almodovar e i fratelli Taviani. In Fantaghirò era, a scelta, la strega bianca vestita di meringa, il cavaliere bianco con un pizzetto bianco posticcio sul mento, l’oca parlante nella bisaccia di Fantaghirò. Sì, in Fantaghirò gli animali parlano.

Sua, la battuta più epica di tutti i film: “cancella dal tuo vocabolario la parola impossibile”.strega bianca

3. Tarabas. Il prototipo di bello e maledetto, una sorta di antesignano di Jhonny Depp in versione nostrana. A un certo punto si trasforma in una sorta di lupo mannaro orribile, che ha infestato i miei incubi di bambina. Fantaghirò se lo bacia, ma solo per farlo tornare normale grazie alla forza del suo amore (quello di Tarabas, ovviamente, perché Fantaghirò è innamorata di Romualdo che nel frattempo era diventato un nano deforme, ma questa è un’altra vicenda). Tutte speravano che Fantaghirò mollasse Romualdo per lui, che tra l’altro era anche il re dei maghi.Tarabas-fantaghiro-24260203-640-480

4. La strega nera: una Brigitte Nielsen in grandissimo spolvero. Tutti la ricordavano come la modella biondo platino che è stata simbolo degli anni Ottanta, lei nei Novanta torna, in tutto il suo metro e ottanta, nei panni della nerissima Strega Nera. Nemesi di Fantaghirò e vero personaggio di culto della serie: era in grado di costruire uomini con i sassi ed era anche riuscita a rendere cattivo e dunque quasi interessante Romualdo.strega nera

5. Xellesia: vogliamo parlare del fatto che in Fantaghirò c’era Ursula Andress? Alias Honey Ryder, alias la prima Bond Girl della storia. Quella che, ancora adesso, se devi far vedere una Bond girl a caso, scegli il fotogramma di lei che esce dall’acqua con il costume da bagno a fascia in ‘Licenza di uccidere’. E poi in Fantaghirò era la mamma di Tarabas, ma soprattutto seguiva il figlio guardandolo nelle unghie delle mani.xellesia

6. Tre demoni neri. Roba che ancora adesso sono uno di quei brutti sogni dell’infanzia che mi ricordo come se mi fossi svegliata di soprassalto ieri. Tre cavalieri neri, che fanno morire tutto al loro passaggio: erba, animali, uomini. Fantaghirò 4 è l’ultima fiammata di genio che conclude la saga (esiste un quinto episodio, prodotto per ragioni di marketing e praticamente solo con Alessandra Martines. Dico solo che è ambientata in un regno parallelo e Fantaghirò è talmente out-of-character che decide di rimanere lì con un pirata appena incontrato, dimenticandosi di Romualdo).

Tornando ai demoni, sono senza ombra di dubbio i cattivi più cattivi della mia infanzia: Fantaghirò li combatte al tramonto, in mezzo alle rovine del suo castello. E che battaglia.cavaliere

7. Romualdo: Kim Rossi Stuart. L’unico principe a dover essere salvato più e più volte dalla principessa. Nel quarto film prima diventa di pietra, poi uno sgorbio di nome Fedor. In realtà lui tutti sti film per la TV non li voleva fare, ma era l’amore della vita di Fantaghirò e farlo morire era fuori discussione. Di qui il genio di Lamberto Bava, che aveva conservato un mucchio di girato dai primi film. Risultato: nel quarto film il bel Kim compare solo all’inizio e alla fine, in fotogrammi rubacchiati dalle altre tre pellicole ma in cui lui e Alessandra Martines sono bellissimi, innamoratissimi e romanticissimi.Untitled

8. Fantaghirò: in gergo tecnico, l’archetipo di ogni Marie Sue. Perfetta in tutto e per tutto, bellissima anche con il leggendario taglio di capelli a ciotola, realizzato per dimostrare al padre di poter combattere come un uomo.

Cavalca, tira con l’arco, combatte e vince contro tutti, è l’unica donna nella storia di qualsiasi fiaba a cui la Dama del Lago di turno dà una spada tipo Excalibur, ma soprattutto ha il dono di farsi crescere e accorciare i capelli a piacimento. Ovviamente sia Romualdo che Tarabas sono innamorati di lei. Ovviamente lei sta con quello buono, ma insieme salva dalla dannazione eterna quello cattivo e ci rimane anche amica. Modelli di vita per bambine con poche aspettative.fantaghirò

9. Le musiche di Amedeo Minghi e la sceneggiatura di Gianni Romoli. Il tema principale di Fantaghirò si intitola “il mio nemico amatissimo” e lo ha cantato Rossana Casale. Non serve altro, per trasformare una qualsiasi scena d’amore in un momento di epica romantica da segnare per la vita le suddette bimbe settenni.

Il tutto, condito da dei dialoghi che più ad effetto non si può. Basti dire che Gianni Romoli ha sceneggiato praticamente tutti gli ultimi film di Ferzan Ozpetek. Durante la nostra chiacchierata, Lamberto Bava ha raccontato di aver incontrato Romoli, subito dopo l’uscita de “Le fate ignoranti”. Il dialogo è andato più o meno così: Bava si complimenta per la sceneggiatura, Romoli scoppia a ridere e gli dice: “Ma non ti sei accorto che la dichiarazione d’amore è praticamente uguale a quella di Tarabas con Fantaghirò?”.

10. Gli effetti speciali di Sergio Stivaletti. Ovvero, il miglior creatore di effetti speciali in Italia. Uno che ti crea un mondo con un calco di cera. Prima inventava mostri per Dario Argento e per gli horror di Lamberto Bava, poi ha creato un mondo fantasy con venature spaventose per Fantaghirò, che era sì un film per famiglie, ma con demoni, streghe e cavalieri neri. Perchè ogni prodotto ha più gradi di lettura, soprattutto quando si fa un genere che, in fondo, contiene tutti gli altri.

Quando lo ho incontrato, Stivaletti mi ha spiegato il segreto dietro effetti speciali così incredibili, per un film tv: le cose sembrano vere, quando le crei sul serio. E quindi ogni cosa, sul set di Fantaghirò, è stata costruita per davvero: castelli, scenografie, animali parlanti e grotte magiche.

Quale sia la magia di Fantaghirò, che ancora oggi viene replicato ogni Natale sulle reti Mediaset, io lo so. È difficile da spiegare e impossibile da replicare, ma bisogna essere solo fieri che la nostra televisione sia stata in grado di proporre una produzione di questo livello, vent’anni prima che il fantasy tornasse di moda.

Per tutti i bambini che oggi sono adulti invasati di Game of Thrones, bando agli snobismi e riscoprite le suggestioni nascoste nella vostra memoria, che ora vi fanno sembrare così figo uno show ambientato in una sorta di medioevo violento.

Per tutte le bambine che sono cresciute lanciando sassi, sperando tornassero indietro. Ogni tanto tornare al “C’era una volta” fa bene al cuore.

Per me, che sicuro un po’ bambina  torno tutti gli anni, grazie a Lamberto Bava.

  1. Roberta

    Credo che Fantaghirò abbia contribuito a rendermi una bambina convinta che niente fosse impossibile…praticamente tale e quale all’adulta di oggi. Ah e mi ha insegnato che no quel caschetto a frate no 😉

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