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Di come ci sia un Guccini per ognuno di noi

Se mi si dovesse chiedere chi è il mio cantante italiano preferito, quello che davvero ha segnato la mia vita, la risposta sarebbe Francesco Guccini.

La mia, come quella di milioni di italiani post-Sessantottini, probabilmente. O meglio, cresciuti nei magici anni del vuoto pneumatico di impegno sociale, che quindi devono rimasticare i ricordi degli altri.

Al di là del luogo comune ma assolutamente verissimo che Guccini sia stato il menestrello dei giovani e belli di quella rivolta generazionale che ha funestato noi adolescenti della generazione X, la sua discografia copre più o meno tutta la forbice di emozioni necessarie all’essere umano dotato di cuore.

Mio fratello minore, esponente della generazione-non-so-che, subisce da anni i miei karaoke in macchina e lo fa in silenzio, sperando che mi distragga per cambiare cd. In uno dei suoi picchi d’affetto fraterno, per la laurea mi ha regalato la sua Platinum Collection, pur sapendo che a quel punto l’autoradio sarebbe stata definitivamente off limits.

Per ringraziarlo del gentile omaggio ho più volte provato l’indottrinamento, spiegandogli tra un ritornello e l’altro ogni riferimento culturale dietro le strofe. Ho anche provato a spiegare a lui – cultore della musica elettronica e di brani striduli fatti col sintetizzatore – che il bello della musica non è la musica, ma i testi.

Stilare una lista delle mie canzoni del cuore ha significato sacrificare “bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà” e “stoviglie color nostalgia”, ma alla fine la top10 si è scritta quasi da sè. Continua a leggere